La documentazione al servizio dell'integrazione

Bandi Cas: c'è chi dice no

Servizi ridotti, ripercussioni su migranti e territorio, undici enti non partecipano

Comunicato stampa di Ciac Onlus 

“I nuovi bandi Cas descrivono un modello di accoglienza molto distante dalle pratiche di accoglienza diffusa e integrata nate nella provincia di Parma e che qui hanno dato ottimi risultati. Si rischia di creare semplici parcheggi per migranti, luoghi senza servizi e competenze che li qualifichino, tanto che in molti territori le gare sono andate deserte e i bandi sono stati impugnati”. Sono queste le motivazioni che hanno spinto 11 realtà parmigiane, attive nei servizi di accoglienza, tutela e integrazione degli stranieri, a prendere posizione in merito alle gare per la gestione dei Centri di accoglienza straordinaria. La loro posizione è contenuta in un documento sottoscritto da Centro Aiuto alla Vita, Consorzio di solidarietà sociale, Associazione Di Mano in Mano, Cooperativa sociale Eidé, Associazione san Giuseppe Onlus, CO’ d’ENZA Cooperativa sociale Onlus, Cooperativa sociale Lunaria, Cooperativa sociale Biricc@, Comunità Betania – Cooperativa sociale, Consorzio Fantasia Onlus e Ciac Onlus.

Gli enti firmatari della lettera hanno chiesto ed ottenuto un incontro con il prefetto Giuseppe Forlani, in cui hanno spiegato “le ragioni etiche, politiche ed economiche che determinano la scelta di taluni degli enti firmatari di non partecipare alle gare e le difficoltà organizzative, strutturali ed operative che dovranno affrontare quelle realtà che tra i firmatari parteciperanno al bando pur non riconoscendosi in un tale modello di accoglienza, per salvaguardare almeno in parte il personale e la continuità dell’accoglienza”.

Uno degli aspetti che non è piaciuto ai firmatari del documento è l’assenza “di una specifica e dedicata procedura di presa in carico dei soggetti vulnerabili, dentro un modello di gestione che rinuncia ad ogni prospettiva di accoglienza e integrazione, con particolare riferimento a donne e nuclei con minori”. Inoltre è stato eliminato il protocollo d’intesa per l’individuazione e la tutela della vittime di tratta che, negli anni, ha reso possibili percorsi di reale emancipazione e di emersione da situazioni di marginalità e di sfruttamento. 

Nelle nuove gare di appalto, vengono tagliati anche alcuni servizi fondamentali per la buona riuscita dei percorsi di integrazione come “i corsi di alfabetizzazione e di apprendimento della italiana, i corsi di formazione professionale e di orientamento al lavoro, le attività di socializzazione e di inclusione sociale, previsti nei capitolati precedenti, ma vengono anche eliminazione le spese mediche e quanto previsto dalle leggi europee”.

La preoccupazione degli enti, non riguarda solamente i migranti ma anche gli operatori che, da anni, lavorano in questo settore. “La riduzione dei servizi – scrivono - implicherà necessariamente una riduzione del personale ed uno svilimento del ruolo dell’operatore ad una mera funzione di controllo ed erogazione di servizi assistenziali”.

Un altro aspetto che le realtà sociali sottolineano è la prevista riduzione dei costi di quasi il 40 per cento, che rende “di fatto economicamente insostenibile per molte realtà del territorio la prosecuzione delle attività di accoglienza ed in alcuni casi la stessa partecipazione alla gara di appalto”.  Secondo i firmatari, si rischia un aumento delle tensioni sociali già presenti. “La nuova gestione dei servizi di accoglienza, limitando fortemente strumenti di integrazione e di contatto tra la società ospitante e gli ospiti dei centri di accoglienza, avrà necessariamente una ricaduta negativa sul territorio”.

Infine gli enti firmatari esprimono “la seria preoccupazione per l’impatto che il deterioramento dei servizi avrà sugli ospiti dei centri, sui loro percorsi di integrazione resi ben più difficili e per il rischio che tante persone finiscano nel limbo della marginalità, obbligati a trovarsi soluzioni al di fuori della legalità per sopravvivere”.

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