La documentazione al servizio dell'integrazione

L'altra via

Gli obiettivi del progetto

Le associazioni vogliono  favorire una conoscenza diffusa e l’avvio di pratiche inerenti la tematica dell’economia solidale, declinata negli aspetti che trattano in modo specifico sia le forme produttive e distributive che le forme di consumo.

Alla conoscenza del tema è direttamente collegato l'obiettivo di rendere visibili, valorizzare  e collettivizzare percorsi di ricerca di "buone" pratiche e azioni di cambiamento rispetto agli stili di vita e alle scelte di consumo individuali e comuni.

Due obiettivi che prendono forza l’uno dall’altro: promozione culturale e promozione di pratiche di economia solidale. 

L’idea progettuale

Il progetto nasce da un’esperienza di lavoro di rete consolidata fra associazioni, realtà e persone impegnate sui temi del Consumo critico, dell’Economia Solidale, della Pace, dei Diritti umani, dell’Intercultura, dell’Ecologia e del Commercio Equo e Solidale.

La crisi economica e finanziaria, emersa in tutta la sua portata nel 2008, ha, infatti, messo in evidenza la connessione tra questa ed altre crisi: quella ecologica, quella energetica, quella alimentare. L’attuale sistema di sviluppo ci ha portato ad una situazione in cui consumiamo circa il 30% in più delle risorse che la terra è in grado di rigenerare.

Il sistema di politiche neoliberali ha aumentato la dipendenza dei popoli dalle importazioni agricole e incentivato l'industrializzazione dell'agricoltura, mettendo in pericolo il patrimonio genetico, culturale e ambientale del pianeta, così come la nostra stessa salute. Ha indotto centinaia di migliaia di contadini ad abbandonare le proprie pratiche agricole tradizionali, all'esodo rurale, alla emigrazione, per non parlare delle migliaia di suicidi verificatisi proprio fra i contadini.

Dati della FAO ci dicono che il numero degli affamati nel mondo sta crescendo al tasso di 4 milioni all’anno contrariamente agli impegni assunti 14 anni fa, durante il primo Summit mondiale dell’alimentazione promosso dalla stessa FAO, da 185 paesi: dimezzare il numero degli affamati entro il 2015. A più di metà della strada rispetto alla scadenza, il numero di persone non solo non si è ridotto ma anzi è salito a 1 miliardo e 20 milioni. Di questi, il 98% vive nei paesi del Sud del mondo, anche se si sta progressivamente allargando la fascia di “poveri urbani”.

Eppure i segnali di contraddizione sono evidenti.

L’agricoltura mondiale produce 2800 calorie pro capite al giorno, quantità superiore a quanto è necessario per il fabbisogno umano.

Su 2.232 milioni di tonnellate di cereali - la base alimentare di ogni popolazione - prodotte nel mondo nel 2008, meno della metà è destinata a sfamare direttamente gli esseri umani (nel 2008 è stimata in 1.006 milioni di tonnellate). Il resto, circa la metà del consumo mondiale di cereali, ad esclusione degli scarti e dell’aliquota destinata alla produzione di semente, viene dirottato verso mangiatoie animali e utilizzi industriali (traducibili in gran parte in carburanti vegetali).

E se la domanda di risorse negli ultimi cinquant’anni è più che raddoppiata, contemporaneamente è cresciuta anche la nostra impronta ecologica mentre è seriamente diminuita la biodiversità.

Tutto questo chiama in causa il nostro stile di vita, le nostre abitudini quotidiane, il nostro rapporto con altri paesi e culture.

 

Dinnanzi a tale scenario, infatti, tante sono le esperienze di rete fra agricoltori e movimenti sviluppatesi con la finalità di contrastare un sistema che li può solo annientare in nome di uno sviluppo percepito come tale e come necessario da una piccola parte della popolazione mondiale. Esperienze con la finalità di proporre all’agenda politica delle nazioni e degli organismi internazionali la propria visione di economia e di agricoltura attraverso progetti concreti e partenariati con soggetti internazionali.

Pratiche politiche che ci dicono l’urgenza di custodire come visione d’orizzonte quella di un mondo dove tutti i popoli, tutte le comunità possano definire liberamente le proprie politiche agro-alimentari a patto che non rechino danno ad altri, consapevoli dell’interdipendenza che lega popoli e nazioni nello scenario internazionale.

Per questo è più che mai necessario che a livello locale cresca un lavoro critico di informazione, di confronto, di cura delle relazioni per difendere l’equità nei rapporti fra comunità lontane e all’interno della stessa comunità locale, il diritto al cibo e il principio della sovranità alimentare, impegno che si basa sul rispetto dei saperi e delle conoscenze locali, sulla valorizzazione dei territori e su un diverso rapporto tra produttori e consumatori, tra cui la promozione di filiere corte, di reti di economia solidale e altre pratiche fondate su una partecipazione e un pensiero critico rispetto al proprio stile di vita, di produzione e di consumo.

Le associazioni e le cooperative coinvolte

Associazione Verso il DES del territorio parmense, Associazione Cibopertutti, Associazione l’Altramarea , Associazione Orizzonti Nuovi , Gruppo Mission, WWF-sezione di Parma, Associazione Kwa Dunia, Associazione Legambiente, Cooperativa sociale Garabombo, Cooperativa sociale Cabiria, Consorzio Solidarietà Sociale, Associazione Muungano, Cooperativa sociale Mappamondo, Legambiente Fidenza, Il Ciottolo, Gruppo d’acquisto solidale Gas-Tone, Gruppo d’acquisto solidale La spiga,Gruppo d’acquisto solidale di Fidenza, Ecosportello Econstile, Gruppo d’acquisto solidale Gasoniera, Gruppo d’acquisto solidale di Salsomaggiore, Gruppo d’acquisto solidale San Giovanni Battista, Gruppo d’acquisto solidale Terra Terra

 

Per informazioni Francesca Bigliardi

Forum Solidarietà, Centro di Servizi per il Volontariato in Parma - Via Bandini 6 - 43123 Parma - Tel. 0521.228330 - Fax 0521.287154